L’odore della terra umida impregna l’aria fresca, e ti si mischia in bocca insiseme alla birra che sorseggi da una lattina da 66, di quelle gelate.
Bella la sera quando il calore del sole lo senti ancora sulla pelle, dopo che una pioggiolina ha sfiorato la città. La gente sta in giro, le ragazze hanno i sandali e le caviglie di due dozzine di persone si affollano intorno al cantuccio di parco da cui proviene la musica: un giorno come un altro che si trasforma così naturalmente in un momento piacevole da coglierti totalmente alla sprovvista.
Dev’essere stato bello trovarseli sulla propria strada, tornando a casa, nevvero?
Eh; detto questo posso continuare con la prima idea. Che i Blackbird Raum siano dei fricchettoni che non avendo avuto un cazzo da fare per chissà quanto tempo hanno iniziato a trafficare su strumenti fricchettoni anch’essi (da notare la cosa che “suona” uno fra i più urlatori, un supporto per i panni?).
Eh; ma non sapendo né leggere né scrivere controllando il loro sito si scopre la verità, e la mia supponente carica di pregiudizi viene effettivamente smentita dalla realtà. Aspetta un momento, che cosa leggo (?) :
Blackbird Raum formed out of the nucleus of a squatter community living in abandoned buildings and greenbelt treehouses in Santa Cruz, CA, in the early 2000’s. Finding themselves living without electricity, they began to learn to play folk instruments from each other and other members of the traveling punk/folk culture.
Reagisco come uno scemo e mi risento Honey in the Hair continuamente, e in tutte le versioni che trovo sul tubo.
(alzata di cappello a Ilaria&Guido ;)



