Ray Dorset lo conosciamo tutti, anche se non lo sappiamo. Ray Dorset versione 1971 è un omaccione pieno di capelli e con le basette tipo “favoriti”, a guisa di gentiluomo ottocentesco, à la Camillo Benso, per citare il primo che mi viene in mente. E di sicuro il faccione simpatico non ce l’abbiamo in testa perché a San Remo, nel 1971 chi è che si ricordava di questi capelloni a sbattere il piede e sputare suoni gutturali durante “Santo Antonio Santo Francisco”?
Ecco.
Certo che lo conosciamo Ray Dorset, a ben udire. Dev’essere stato fico trovarsi catapultati in ogni radio sparsa per il mondo insieme ai baldi giovani (all’anagrafe Jon Playle, Mark David, Toby Hounsham) con Summertime. Ah, Summertime:
You got women
You got women
On your mind.
Ma la cosa che avrebbe più senso, se ci fosse giustizia, non sarebbe trovare i denti larghissimi del Nostro stampati su copertine di edizioni re-mastered di Summertime a spartirsi lo spazio con dei culi di ragazze seminude. O Semplicemente delle tette sbattute in copertina da sole, stile “I successi di Fausto Papetti”. Se ci fosse giustizia Ray Dorset lo ricorderemmo per il concerto di apertura del Ragnarock (?) festival durante quegli anni pazzerelli e fricchettoni.



